Intervista al musicista e cantautore Valerio Piccolo


di Francesca Bruni

28 Feb 2025 - Interviste

Francesca Bruni ha intervistato al telefono, per “Musiculturaonline”, il musicista e cantautore Valerio Piccolo autore, tra l’altro, del brano “E si’ arrivata pure tu”, scelto dal regista Paolo Sorrentino per la colonna sonora del suo ultimo film “Parthenope”.

Valerio Piccolo è un cantautore e chitarrista nato a Caserta, attivo tra Roma e New York.

Dal 2000 è stato il traduttore ufficiale della folksinger americana Suzanne Vega, con cui ha collaborato per diversi progetti artistici, tra cui il “Solitude Standing Tour” e il duetto “Suono nell’aria”.

Nel 2007 ha pubblicato il suo primo album, Manhattan Sessions” (La filibusta/Goodfellas), prodotto da Mike Visceglia, nel 2018 ha pubblicato il brano “Hourglass”.

Nel 2010 è uscito il 45 giri “Union Square”, e nel 2011, l’EP “Suono nell’Aria”.

Nel 2013, a New York, ha musicato dal vivo il testo “Mick and I” della scrittrice e regista teatrale italiana Francesca Romana Zanni. La performance è andata in scena allo storico Cornelia Street Cafe del Greenwich Village.

Nel 2014 è nato il suo progetto musicale più importante, “Poetry”, dove ha messo in musica poesie di autori celebri come Rick Moody e Jonathan Lethem, nel disco sono presenti ospiti come Neri Marcorè e Ferruccio Spinetti.

Nel 2019 ha pubblicato il suo quinto album, “Adam and the Animals”, realizzato in collaborazione con Rick Moody. L’album è stato presentato su diversi palchi nazionali e internazionali, tra cui il “Brooklyn Book Festival” e il “Voci per la Libertà” di Amnesty International.

Oltre alla sua carriera musicale, è anche noto come traduttore e adattatore per libri, teatro e cinema. Dal 2000 a oggi, Valerio Piccolo ha tradotto e adattato dialoghi per oltre 350 film, includendo opere di rinomati registi contemporanei come Steven Spielberg (“The Post”, “The Fabelmans”), David Lynch (“Mulholland Drive”), Tim Burton (“Big Eyes”), Ron Howard (“Rush”), Quentin Tarantino (“The Eightful Eight”), Clint Eastwood (“American Sniper”), Roman Polanski (“Quello che non so di lei”), Denis Villeneuve (“Blade Runner 2049”) e altri.

Ha ricevuto numerose nomination e ha vinto il Gran Premio Internazionale del Doppiaggio nel 2017 e nel 2024 per i suoi adattamenti dei film “Florence” di Stephen Frears e “Wonka” di Paul King. Ha anche ricevuto l’Anello d’Oro al festival “Voci nell’Ombra” di Savona nel 2018 e nel 2022 nella categoria “Miglior Adattamento” per i film “The Post” di Steven Spielberg ed “Elvis” di Baz Luhrmann.

Nel 2024 pubblica l’album “Senso” (https://www.musiculturaonline.it/senso-il-nuovo-album-del-musicista-e-cantautore-valerio-piccolo/).

INTERVISTA

D. Come avviene il suo debutto nel mondo della musica? E quando ha capito che sarebbe stata parte integrante di sé stesso?

R. Ma… diciamo che la musica ha sempre fatto parte della mia vita, non saprei individuare un momento; la musica è stata una cosa che ho tenuto più per me, per un periodo, fino a un certo punto in cui ho pensato che fosse il momento di seguire delle cose con la musica e quindi di uscire un po’ allo scoperto pubblicamente, però ecco…, finché ne ho memoria è sempre stata parte della mia vita, quindi non credo di poter individuare, diciamo, un momento preciso.

D. Ha avuto innumerevoli collaborazioni con la cantante statunitense Susan Vega. Mi può raccontare di questo fortunato sodalizio musicale?

R. Sì, ci siamo conosciuti intorno all’anno 2000 perché avevo tradotto un suo libro di poesie e racconti e da lì abbiamo cominciato una collaborazione che prima è stata proposta sotto forma di reading concerto in cui io mi affiancavo a lei sul palco e traducevo le cose che lei raccontava e quindi leggevo delle sue poesie, con lei che mi accompagnava, così. Questa collaborazione si è poi trasferita in ambito prettamente musicale; quindi, abbiamo inciso un pezzo insieme.

E diciamo che anche la mia band americana è stata quasi sempre composta da musicisti che facevano parte un po’ della sua squadra.

La collaborazione con lei mi ha permesso anche di entrare in contatto con una serie di splendidi musicisti.

È anche una solida amicizia che abbiamo dall’epoca, per cui, la parte bella è anche quella umana, perché è sempre rimasta, al di là delle collaborazioni; è stato un bell’incontro.

D. Il suo percorso artistico si è alternato tra New York e Roma; quanto è differente fare musica in America rispetto al nostro paese?

R. Per certi versi c’è un mondo di musica indipendente che è più variegato e più ricco; quindi, ci sono sicuramente più possibilità di esibirsi dal vivo, rispetto a quelle che ultimamente ci sono da noi che sono drasticamente diminuite. C’è anche un pubblico più predisposto all’ascolto della novità e questo fa sì che salire sul palco lì, anche nei piccoli locali, dia sempre una gratificazione maggiore. Ecco, c’è proprio una predisposizione all’ascolto che secondo me è la grande differenza. Poi anche lì, ovviamente, si fa difficoltà ad emergere, intanto perché ci sono tantissimi grandi musicisti e poi perché comunque anche lì lo spazio, magari oltre il mainstream, si è un po’ ridotto. Però sicuramente lo spazio al momento è più grande di quello che abbiamo noi e non per questioni solo di grandezza di paesi. È proporzionatamente più grande, c’è una un maggiore attenzione alla musica indipendente.

D. Nel 2014 realizza il progetto musicale dal titolo “Poetry”, dove musica e poesia si uniscono maestosamente; che importanza ha per lei trasmettere emozioni autentiche alla gente?

R. Penso che la sincerità sia alla base di tutta la sana creazione artistica e quindi creare per dire delle cose che ci appartengono e non creare con l’obiettivo del successo, di come possa essere fruita qualcosa da un grande o piccolo pubblico. Da quello che ho sempre imparato, anche dalle collaborazioni, penso che la cosa con cui si vince sia la sincerità; più uno mette qualcosa di personale dentro la propria creazione, più quella “roba” arriverà sicuramente a toccare le corde della gente.

D. Oltre ad essere un grande musicista, è anche un eccellente traduttore per il cinema, il teatro e la letteratura, conquistandosi diversi premi e riconoscimenti prestigiosi. Tra tutte le opere che ha tradotto, ne ha una a cui è particolarmente affezionato?

R. Diciamo… una forse no. Però, rispetto anche alle grandi cose, ai grandi film che ho tradotto, ce ne sono alcuni piccoli che mi restano, diciamo di più nel cuore. Perché ho amato magari di più. Non so… mi viene in mente, per esempio, un film come Nebraska di Alexander Payne, un film che ho amato molto, che è più piccolino rispetto magari ai grandi titoli di, che ne so, di Spielberg o di Tarantino che posso aver fatto. Però, insomma, ci sono film più piccolini che mi hanno sicuramente appassionato di più, ma questo, più che altro, come cinefilo.

D. La sua poetica esplora diversi aspetti dell’animo umano; tutto ciò lo ritroviamo anche nel suo ultimo lavoro discografico dal titolo “Senso”; a suo parere riusciamo a dare un senso alla nostra quotidianità in un mondo in cui tutto è immediato e veloce?

R. Diciamo che quello che auspico, alla fine, in molti pezzi di questo disco è proprio quello, cioè di riuscire a trovare la giusta gestione del tempo, cosa che non sempre è facile perché gli input che ci arrivano dall’esterno ci costringono invece ad andare veramente sempre di corsa. Secondo me l’obiettivo dovrebbe essere proprio quello di un impegno vero per cercare di riuscire a gestire il tempo in maniera diversa. Questa cosa è possibile, credo, però bisogna impegnarsi un po’.

D. All’interno di questo album è presente anche il brano “E si’ arrivata pure tu”, scelto dal grande regista Paolo Sorrentino per la colonna sonora del suo ultimo film “Parthenope”. Com’è avvenuto l’incontro con il maestro e cosa ha significato per la sua carriera tale esperienza?

R. L’incontro è stato abbastanza naturale, perché comunque io e Paolo ci conoscevamo; ho avuto modo di fargli sentire la canzone direttamente, anche proprio suonata da me, quindi, da questo punto di vista, proprio nel massimo della sincerità possibile. Questo è stato un incontro sicuramente decisivo per la mia carriera, sia come volano per una grande visibilità, perché comunque essere scelti da un premio Oscar vuol dire fare il giro del mondo, portati in un progetto bellissimo. Da un punto di vista artistico è stata una gratificazione immensa, cioè poter interagire con un regista, che oltretutto è un regista così attento alla musica e così competente da un punto di vista di scelte musicali, è una grandissima soddisfazione.

D. Sempre riferito alla domanda precedente, lei dichiara che tale brano rappresenta la chiusura di un cerchio personale. Mi può spiegare il significato di tale affermazione?

R. È perché questo è un disco nel quale, più di tutti gli altri che ho scritto, parlo proprio di me. Tornando al discorso della sincerità, sicuramente è il disco in cui mi metto più a nudo; quindi, è un momento in cui si fanno anche un po’ di bilanci e si affrontano soprattutto i temi che sono ricorrenti nella mia vita, appunto, come quello del tempo, delle distanze, i riavvicinamenti. È un modo un po’ per tirare una linea e vedere da qui in poi che cosa ci sarà. Non so che cosa ci riserverà il futuro.

D. Siete entrambi di origine campana, sia il regista Sorrentino che lei, e sentimentalmente legati alla vostra terra; è sempre stato un suo sogno nel cassetto lavorare con il regista Paolo Sorrentino?

R. Ma diciamo che io, da cinefilo, penso sia il regista del quale sono più innamorato da sempre.

Sicuramente si può definire un sogno, come dire, uno degli obiettivi più importanti della mia vita che ho raggiunto, cioè poter lavorare con un regista non solo grandissimo ma un regista che io ho sempre amato fin dal primo film. A me sembra una cosa molto naturale, molto organica, però poi, a ripensarci, guardandomi da fuori, è sicuramente un qualcosa di incredibile, un momento di altissima e, ripeto, grandissima gratificazione.

D. Che significato ha per lei la “bellezza” intesa in tutte le sue sfumature?

R. La bellezza ha un significato fondamentale, nel senso che la ricerca della bellezza penso sia un obbligo che abbiamo, soprattutto in tempi dove invece il brutto ci circonda e quindi abbiamo ancora più di sempre, oggi, il dovere di cercarla.

D. C’è un regista al quale vorrebbe regalare un altro suo cameo musicale?

R. Ma devo dire, non ho una predilezione, ho sicuramente qualche regista americano, proprio come Alexander Green, per esempio, con cui mi piacerebbe collaborare, anche tutta una parte di cinema piccolo americano che mi piace molto. Però, in realtà, quello che spero succeda è invece di accompagnare un regista in un’opera prima, questo mi piacerebbe molto di più, perché è bello cominciare delle avventure insieme. I debutti, insomma, mi sono sempre piaciuti molto.

D. Con l’uscita del suo ultimo album sta realizzando un tour italiano. Ha in progetto alcune date anche all’estero.

R. Ma vediamo al momento quello che sta succedendo. Più che altro sto facendo dei piccoli appuntamenti di presentazione del disco per accompagnare l’uscita, poi insomma, sperando in primavera, di poter mettere su magari un Tour più corposo. Mi piacerebbe sostare in alcune città dove ho suonato, come appunto, anche in America, a New York, magari quando transiterà il film.

Sarebbe bello accompagnare il film soprattutto a New York. Perché così è anche un modo per tornare a suonare in una città dove manco da un paio d’anni.

Potrebbe essere quella l’idea e di farlo magari anche a Londra. Insomma, vedremo, vedremo un po’…

Sicuramente speriamo che in primavera qualcosa faremo.

La ringrazio tantissimo.

Arrivederci.

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